L’inconscio spirituale

5 07 2007

Ho da poco finito di leggere un bellissimo libro di Jean Claude Larchet: “L’inconscio spirituale. Malattie psichiche e malattie spirituali“.

Tesi portante del testo è la concezione globale dell’uomo, così come viene ampiamente considerato nella Bibbia e nella tradizione cristiana: ovvero formato di corpo, anima e spirito. Data questa unità, Larchet evidenzia l’esistenza di un inconscio spirituale e come molte malattie psichiche possano essere guarite da una terapia spirituale.

È uno di quei libri di cui citerei metà di quello che ho letto. Provo a segnare i punti che ritengo più importanti e proficui per l’arricchimento personale. Anche tra quelli che non rientrano nel tema centrale del discorso (l’inconscio spirituale), ma che ne determinano il senso e ne guidano lo sviluppo.

1. Ciò che si intende per malattia spirituale è una turba del normale rapporto con Dio; di conseguenza per guarigione spirituale si intende il ristabilimento di quel normale rapporto con Dio.

2. Le passioni si formano dall’esercizio contro natura (cioè non orientate a Dio) delle facoltà umane. Proprio le passioni sono le malattie spirituali, ben diverse e distinte da quelle psichiche. Spesso le malattie spirituali provocano patologie psichiche realissime, ma la terapeutica spirituale non va assimilata a quella psichica.

3. L’inconscio spirituale ha due dimensioni fondamentali: l’inconscio teofilo relaziona, unisce e orienta a Dio; l’inconscio deifugo separa, stacca, allontana l’uomo da Dio.

4. È la tentazione a rivelare all’uomo la presenza in lui delle passioni. Dice Evagrio: “Nell’uomo ci sono molte passioni di cui non sappiamo niente, fino a quando arriva la tentazione e ce le rivela”. Una delle prime funzioni della terapeutica spirituale, da usare per guarire le passioni dell’uomo, è quella di renderlo pienamente cosciente di esse.

5. Le passioni possono essere anche definite come un orientamento patologico del desiderio. Il desiderio dell’uomo fu creato in vista di Dio, ma egli ha orientato questa potenza di desiderio sugli oggetti sensibili. Nessuna realtà di questo mondo è però in grado di corrispondere al desiderio di infinito che c’è in lui: ogni piacere appare limitato e fuggitivo e appena consumato lascia in lui un vuoto doloroso.

6. Deluso dalla soddisfazione di tutti i desideri sensibili, l’uomo continua a sentire nel profondo di sé una mancanza, un’inadeguatezza fra la realtà raggiunta e le sue aspirazioni (che intuisce senza conoscerne il senso vero) e si mette a correre da un oggetto all’altro, da un piacere all’altro, senza trovare fine alla sua ricerca, vivendo in uno stato di frustrazione permanente, di ontologica insoddisfazione perpetua.

7. La terapeutica spirituale aiuta il malato (mi sa che siamo tutti noi) a prendere coscienza del carattere “perverso” del suo desiderio e del senso originale e vero del desiderio che è in lui, aiutandolo a convertire il suo desiderio, a reindirizzarlo e riorientarlo verso “il fine divino”. La guarigione si presenta come il raddrizzamento e la conversione di quelle stesse facoltà che nello stato patologico sono rivolte all’amore egoistico di sé e degli oggetti sensibili, per far ritrovare all’uomo la loro funzione naturale e normale, il loro orientamento a Dio.

Ci sono ancora molti spunti interessanti che potrei citare sull’aiuto di un padre spirituale in questo percorso di guarigione, sulla grazia divina, sulla preghiera e sui sacramenti (in particolare la confessione). Lascio però il piacere della lettura del libro a chi, da questo post, è stato invogliato a comprarlo.

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