Vuitton tra Darfur e proprietà intellettuali

10 05 2008

La campagna pro-Darfur di Nadia Plesner non è piaciuta agli avvocati di Louis Vuitton. Ad ognuno il suo giudizio leggendo qualche informazione aggiuntiva nel post di Osocio.

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La miglior newsletter

9 07 2007

news.gifSono diversi anni che mi abbono a tutte le newsletter commerciali del mio settore (GDO e supermercati online) e a tante altre delle più diverse aziende italiane e straniere. Lo faccio per tenermi aggiornato sulle tendenze del marketing contemporaneo, per confrontare le differenti modalità della comunicazione online, per scoprire nuove idee, per valutare le proposte grafiche e tecnologiche (da un’e-mail si possono scoprire molte cose sui sistemi di invio e di tracking utilizzati), per semplice curiosità.

Tra tutto questo materiale mi sono chiesto più volte: qual è la newsletter migliore che hai ricevuto in questi anni?

Ho scelto un vincitore, su tutti, per diversi motivi:

1. La struttura fondamentale: newsletter testuale con un tono rigorosamente comunicativo e personale.

2. Lo stile amichevole, confidenziale.

3. La scrittura limpida, informale, mai banale.

4. La capacità di creare una storia, come se ogni newsletter fosse un capitolo narrativo.

5. Il coraggio (che dovrebbe essere scontato per ogni operatore commerciale) di mettersi in gioco, di mostrare i propri interessi, le proprie passioni e debolezze.

6. L’emergere della relatività della vendita. Non che non sia quello lo scopo, ma nella comunicazione non sembra essere l’unico motivo per cui si sente una voce.

Chi è dunque questo vincitore? Antonio Tombolini, con le comunicazione che inviava ai clienti di Esperya quando c’era lui al timone. Visto che non è facile trovare le newsletter in questione, ne metto una qui, una qui e una qui.

Se dovessi invece premiare una newsletter per la migliore grafica, non avrei alcun dubbio nel dare la coppa a Yoox.





Il cuore ha sempre ragione?

14 06 2007

Prendo spunto dallo spot dell’Alfa 159 per chiedermi se davvero il cuore abbia sempre ragione. Lo faccio con una serie di punti:

  • il primo semantico: oggi “cuore” significa sentimento, passione, in contrasto con termini quali ragione, pensiero. Si è smarrito il concetto biblico di “cuore” come intimità completa dell’uomo;
  • perché la pubblicità e la comunicazione spingono così tanto sull’aspetto emotivo e irrazionale per vendere? Forse perché è l’area più facilmente influenzabile. Quella che reagisce a stimoli superficiali e a messaggi semplici, veicolabili in pochi secondi;
  • davvero l’uomo è meno triste se segue le passioni? E non è forse il contrario? Che l’uomo di oggi è “gaudente e disperato” proprio perché rincorre passioni che non lasciano nulla se non il vuoto?
  • anche nei sentimenti il cuore ha sempre ragione? Quando si seguono i sentimenti e ci si ritrova con la persona sbagliata, il cuore aveva ragione? Non è che i sentimenti vanno vagliati e considerati alla luce di altri elementi per compiere scelte decisive come quella di stare o meno con una persona? E ancora: può essere l’affettività un aspetto sufficiente per un rapporto a due?
  • la passione non è forse passiva? Da qui è la sua origine come parola. La passione si patisce. Mi stupisce che in un’epoca in cui si esalta così tanto la libertà personale non si cerchi di essere liberi dalle passioni invece di esaltarle come toccasana della nostra esistenza;
  • per sentirsi più vivi non è meglio cercare una gioia piena e duratura piuttosto che una fuga nell’irrazionale? C’è un detto che dice che “le passioni sono le stigmate di satana”. Non è difficile quindi capire da Chi viene la vera gioia.