BellArte

30 09 2007

Francesco Capello – Piazza Castello con auto, 2000
olio su tela – 60 x 90 cm.

«Artista è colui che risolve il delirio immaginativo in un oggetto.»
Dino Formaggio, a proposito dell’estetica di Alain

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Medjugorje: messaggio della Madonna del 25 settembre

26 09 2007

“Cari figli, anche oggi vi invito ad infiammare i vostri cuori sempre più ardentemente d’amore verso il Crocifisso e non dimenticate che per amore verso di voi ha dato la sua vita perché foste salvati. Figlioli meditate e pregate affinché il vostro cuore si apra all’amore di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”





La virtù è l’ordine dell’amore

16 09 2007

Ho appena letto un interessantissimo e denso volumetto in cui Giuliano Vigini raccoglie una antologia degli scritti di Sant’Agostino sul tema della virtù.

Bella l’introduzione che spiega in modo sintetico la figura inesauribile e sempre attuale di Agostino, il quale «potrebbe essere preso a modello dell’uomo che, sforzandosi sempre di perfezionarsi e progredire in Dio, non si stanca mai di cercare. Cerca per trovare e, una volta trovato, continua a cercare.»

Già nella stessa introduzione viene abbozzata la prima definizione della virtù: «il concetto di virtù assume la sua peculiarità di significato come stabilità e armonia di chi vive nella tensione al bene, nella ricerca della vera sapienza, che è la felicità e la pace della vita eterna in Dio». Concetto che viene dispiegato (e ampliato) nella lettura dei brani scelti dal curatore, come a guardarlo da tanti angoli visuali che riconducono ad un unico oggetto. Scelgo alcune di queste prospettive, per fare un sunto del sunto, sperando di aiutare tutti quelli che in «quel laborioso, e mai del tutto concluso, lavorio interiore che è il cammino della conversione» si trovano nella lotta interiore tra le passioni e la virtù.

redbull.gif«Queste cose (le cose create) sono tue e sono buone perché tu che sei buono le hai create. Niente c’è di nostro, se non il peccato di amare, violando l’ordine, non te, ma ciò che è stato creato da te. (…) Mi sembra quindi che la definizione più breve e vera della virtù sia questa: l’ordine dell’amore».

redbull.gif«In questa vita la virtù non è altro che amare ciò che si deve amare: sceglierlo è prudenza, non farsene staccare da qualche impedimento è fortezza, da qualche lusinga è temperanza, da qualche sentimento di superbia è giustizia».

redbull.gif«Queste sono le virtù che, per grazia di Dio, ci vengono concesse adesso, nella valle delle lacrime. Da queste virtù avanziamo verso l’unica virtù, la quale che cosa può essere se non la contemplazione di Dio?».

redbull.gif«La virtù è una cosa lodevole, ma dì: da dove ti viene? Non ti rende felice la virtù del tuo animo, ma colui che ti ha dato la virtù, che ha suscitato in te il volere e ti ha dotato di potere»

redbull.gif«Le virtù devono essere distinte dai vizi non per i loro compiti, ma per il loro fine. (…) Le vere virtù sono al servizio di Dio negli uomini e da lui sono donate agli uomini; sono al servizio di Dio negli angeli e da lui sono donate anche agli angeli. Tutto quanto di bene viene fatto dagli uomini, anche se dal punto di vista del compito sembra buono, se non lo si fa per il fine indicato dalla vera sapienza, è peccato per la stessa mancanza di rettitudine nel fine».

redbull.gif«Se la forza del peccato, che è la legge, ha infiammato il pungiglione della morte, in modo che il peccato, prendendo spunto dai comandamenti, scatena ogni tipo di desiderio, a chi si deve chiedere la continenza se non a colui che sa dare cose buone ai suoi figli? O forse l’uomo, stolto com’è, non sa che nessuno può essere continente se Dio non glielo concede?».

redbull.gif«Ma dove dobbiamo esercitare questo amore? Nell’amore fraterno. Potresti dirmi che non hai mai visto Dio; non potrai mai dirmi che non hai visto gli uomini. Ama dunque il fratello. Se amerai il fratello che vedi, potrai contemporaneamente vedere Dio. Perché vedrai la carità stessa, e dentro vi abita Dio».





Inseguire la felicità

9 09 2007

Un articolo dal titolo “La ricchezza dell’infelice” di Franco Carlini (recentemente scomparso¹) mi ha fatto ripensare al film di Muccino “La ricerca della felicità“, ad una serie di riflessioni che mi aveva ispirato e alla schiera di sentimenti che mi aveva provocato.

Il sogno americano è ormai entrato nel DNA degli europei. Per questo è sempre più difficile, per me di sicuro, distinguere tra felicità e reddito. Per questo quel film mi ha commosso proprio nel momento in cui Chris (Will Smith) ottiene finalmente il lavoro tanto sofferto e sognato.

Il giorno dopo mi chiedevo il perché di quella commozione, da che pensiero fosse stata prodotta. Mi sono accorto che in quel momento condividevo non tanto la sorte di Chris, quanto le sue scelte, il suo modo di vedere la vita, le opzioni (fondamentali, diremmo oggi) per cui aveva lottato. Non ero così consapevole che lui stesse lottando per ciò che credeva essere la felicità. Soltanto quando mi sono fermato (potere delle immagini: vanno più veloci delle parole), mi sono risvegliato.

Cos’è che mi aveva fatto trasalire? Che pensieri, per fortuna (anche se in ritardo), si erano messi a remare contro quell’idillio metropolitano che la sera prima mi aveva quasi convinto?

Più o meno questi:

  • Per che cosa aveva sopportato di dormire e di far dormire il proprio figlio nei ricoveri per i senza tetto o nei bagni pubblici della metropolitana? Per trovare finalmente lavoro? No, per avere il lavoro che sognava: ovvero per avere un reddito alto.
  • Non poteva cercare un lavoro più umile, ma il cui salario, unito a quello della moglie (che già faceva i doppi turni) desse “da che vivere” alla sua famiglia? E non poteva farlo prima, visto che l’attività di vendere quei macchinari “rivoluzionari” era palesemente fallita?
  • Su venti accettati allo stage solo uno ce l’avrebbe fatta. Valeva la pena di rischiare così tanto? C’erano solo il 5% delle possibilità che non finisse a vivere per sempre sotto i ponti.
  • Era giusta quella frase detta al figlio (del tipo: “rincorri i tuoi sogni fino alla fine e non permettere che nessuno te ne distolga”)?
  • Come si presentava la figura della madre? Come quella di tante/i che di fronte ai sacrifici abbandonano la famiglia dicendo: “sono stanca/o di vivere così, devo pensare a me stessa/o, in fondo la vita è mia”. E cosa ti sei sposata/o a fare?

L’articolo di Franco Carlini ha aggiunto vocaboli alle mie sensazioni e riflessioni: tutte le scelte di Chris sarebbero frutto di una focus illusion:

«…la cosiddetta focus illusion, avviene quando una persona, nel formulare un giudizio, dà un peso eccessivo a uno dei fattori in gioco, sottostimando gli altri.
Nel caso della felicità, l’illusione consiste nel valutare eccessivamente l’importanza del livello di reddito ai fini del proprio star bene (well being) personale. Questo capita soprattutto quando agli intervistati viene chiesta una stima generale della propria felicità, la qual cosa è peraltro assai difficile da misurare e molto dipende da cultura, storia, ambiente sociale e valori da esso convogliati. Un altro modo, che la squadra di ricerca ha adottato, è di chiedere più «banalmente» una stima del proprio stato d’animo in diversi momenti della giornata appena trascorsa. È quella che viene chiamata la felicità sperimentata, contrapposta alla soddisfazione globale di vita. Nell’esperimento venne chiesto a 1400 lavoratrici di valutare la percentuale di tempo in cui erano state di cattivo umore nel giorno precedente e in questo caso la felicità/infelicità è risultata scarsamente correlata al livello di reddito – ovviamente appena si stia al di sopra di una certa soglia di reddito dignitoso, quello che non comporta continui problemi per tirare avanti.»

Come avrai capito dalle pagine di questo blog, le mie risposte le cerco in Dio. Anzi è meglio dire: le chiedo a Dio. Ecco cosa risponde su questo tema:

«Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.» (Mt 6, 31-34)

«Poiché dice il Signore Dio, il Santo di Israele:
“Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza,
nell’abbandono confidente sta la vostra forza”.
Ma voi non avete voluto» (Is 30,15)

¹recentemente scomparso: termine che noi cristiani dovremmo evitare. Scomparso è voce che va bene per chi non sa dove sia finito o, peggio ancora, che crede che sia finita così. D’ora in poi userò quindi altri termini: “nato al cielo” (se sono convinto che sia finitò lì), “terminato la sua vita qui con noi”, etc.





Manbassa di libri

6 09 2007

Ieri ho trascorso la classica giornata del cittadino-integrato-scoppiato-medio, purtroppo. Dopo la mattinata in mezzo al delirio dell’operatività, pomeriggio in riunione per importanti progetti di posizionamento e impatto di nuove iniziative sul mercato (ovvero: siamo ancora convinti che cambierà qualcosa se usciamo sul quotidiano con una pagina a colori).

Rientro a casa con vena di tristezza: vuoi mica rimanere qui, senza far niente fino all’ora di cena. Niente di meglio, per riempire lo spazio-tempo rimasto, di un sano giro in libreria, pensando di distrarmi mentre procedevo (inconsciamente?) all’attività meno indicata per un vero “rientro a casa”: lo shopping compulsivo. Camuffato da elevata ricerca di spiritualità sono passato alle Paoline.

Ecco il risultato:

André Ravier – Mistica e pane quotidiano

Giovanni della Croce – La notte oscura

Paolo Curtaz – In coppia con Dio. Pagine bibliche da leggere in due

Rino Cammilleri – Nuovi consigli del diavolo custode. Per andare all’inferno senza passare dal via

Ignacio Larranaga – Itinerario verso Dio

MessaMeditazione del mese di settembre

+ un messalino di cui non ricordo il nome + 2 libri da regalare.

Finalmente un momento di vero “rientro a casa”: la Messa alla Consolata. Ultimo giro alle Gru per vedere il nuovo negozio della Fnac e rendermi conto che non avevo più voglia di comprare.





BellArte

3 09 2007


gatti.jpg

Vincenzo Gatti – Interno, 1988
Acquaforte su zinco – 155 x 148 mm

«Tutta l’arte si trova nella natura e appartiene a chi è capace di estrarla.»
Albrecht Dürer (1471-1528)