La virtù è l’ordine dell’amore

16 09 2007

Ho appena letto un interessantissimo e denso volumetto in cui Giuliano Vigini raccoglie una antologia degli scritti di Sant’Agostino sul tema della virtù.

Bella l’introduzione che spiega in modo sintetico la figura inesauribile e sempre attuale di Agostino, il quale «potrebbe essere preso a modello dell’uomo che, sforzandosi sempre di perfezionarsi e progredire in Dio, non si stanca mai di cercare. Cerca per trovare e, una volta trovato, continua a cercare.»

Già nella stessa introduzione viene abbozzata la prima definizione della virtù: «il concetto di virtù assume la sua peculiarità di significato come stabilità e armonia di chi vive nella tensione al bene, nella ricerca della vera sapienza, che è la felicità e la pace della vita eterna in Dio». Concetto che viene dispiegato (e ampliato) nella lettura dei brani scelti dal curatore, come a guardarlo da tanti angoli visuali che riconducono ad un unico oggetto. Scelgo alcune di queste prospettive, per fare un sunto del sunto, sperando di aiutare tutti quelli che in «quel laborioso, e mai del tutto concluso, lavorio interiore che è il cammino della conversione» si trovano nella lotta interiore tra le passioni e la virtù.

redbull.gif«Queste cose (le cose create) sono tue e sono buone perché tu che sei buono le hai create. Niente c’è di nostro, se non il peccato di amare, violando l’ordine, non te, ma ciò che è stato creato da te. (…) Mi sembra quindi che la definizione più breve e vera della virtù sia questa: l’ordine dell’amore».

redbull.gif«In questa vita la virtù non è altro che amare ciò che si deve amare: sceglierlo è prudenza, non farsene staccare da qualche impedimento è fortezza, da qualche lusinga è temperanza, da qualche sentimento di superbia è giustizia».

redbull.gif«Queste sono le virtù che, per grazia di Dio, ci vengono concesse adesso, nella valle delle lacrime. Da queste virtù avanziamo verso l’unica virtù, la quale che cosa può essere se non la contemplazione di Dio?».

redbull.gif«La virtù è una cosa lodevole, ma dì: da dove ti viene? Non ti rende felice la virtù del tuo animo, ma colui che ti ha dato la virtù, che ha suscitato in te il volere e ti ha dotato di potere»

redbull.gif«Le virtù devono essere distinte dai vizi non per i loro compiti, ma per il loro fine. (…) Le vere virtù sono al servizio di Dio negli uomini e da lui sono donate agli uomini; sono al servizio di Dio negli angeli e da lui sono donate anche agli angeli. Tutto quanto di bene viene fatto dagli uomini, anche se dal punto di vista del compito sembra buono, se non lo si fa per il fine indicato dalla vera sapienza, è peccato per la stessa mancanza di rettitudine nel fine».

redbull.gif«Se la forza del peccato, che è la legge, ha infiammato il pungiglione della morte, in modo che il peccato, prendendo spunto dai comandamenti, scatena ogni tipo di desiderio, a chi si deve chiedere la continenza se non a colui che sa dare cose buone ai suoi figli? O forse l’uomo, stolto com’è, non sa che nessuno può essere continente se Dio non glielo concede?».

redbull.gif«Ma dove dobbiamo esercitare questo amore? Nell’amore fraterno. Potresti dirmi che non hai mai visto Dio; non potrai mai dirmi che non hai visto gli uomini. Ama dunque il fratello. Se amerai il fratello che vedi, potrai contemporaneamente vedere Dio. Perché vedrai la carità stessa, e dentro vi abita Dio».

Annunci




L’inconscio spirituale

5 07 2007

Ho da poco finito di leggere un bellissimo libro di Jean Claude Larchet: “L’inconscio spirituale. Malattie psichiche e malattie spirituali“.

Tesi portante del testo è la concezione globale dell’uomo, così come viene ampiamente considerato nella Bibbia e nella tradizione cristiana: ovvero formato di corpo, anima e spirito. Data questa unità, Larchet evidenzia l’esistenza di un inconscio spirituale e come molte malattie psichiche possano essere guarite da una terapia spirituale.

È uno di quei libri di cui citerei metà di quello che ho letto. Provo a segnare i punti che ritengo più importanti e proficui per l’arricchimento personale. Anche tra quelli che non rientrano nel tema centrale del discorso (l’inconscio spirituale), ma che ne determinano il senso e ne guidano lo sviluppo.

1. Ciò che si intende per malattia spirituale è una turba del normale rapporto con Dio; di conseguenza per guarigione spirituale si intende il ristabilimento di quel normale rapporto con Dio.

2. Le passioni si formano dall’esercizio contro natura (cioè non orientate a Dio) delle facoltà umane. Proprio le passioni sono le malattie spirituali, ben diverse e distinte da quelle psichiche. Spesso le malattie spirituali provocano patologie psichiche realissime, ma la terapeutica spirituale non va assimilata a quella psichica.

3. L’inconscio spirituale ha due dimensioni fondamentali: l’inconscio teofilo relaziona, unisce e orienta a Dio; l’inconscio deifugo separa, stacca, allontana l’uomo da Dio.

4. È la tentazione a rivelare all’uomo la presenza in lui delle passioni. Dice Evagrio: “Nell’uomo ci sono molte passioni di cui non sappiamo niente, fino a quando arriva la tentazione e ce le rivela”. Una delle prime funzioni della terapeutica spirituale, da usare per guarire le passioni dell’uomo, è quella di renderlo pienamente cosciente di esse.

5. Le passioni possono essere anche definite come un orientamento patologico del desiderio. Il desiderio dell’uomo fu creato in vista di Dio, ma egli ha orientato questa potenza di desiderio sugli oggetti sensibili. Nessuna realtà di questo mondo è però in grado di corrispondere al desiderio di infinito che c’è in lui: ogni piacere appare limitato e fuggitivo e appena consumato lascia in lui un vuoto doloroso.

6. Deluso dalla soddisfazione di tutti i desideri sensibili, l’uomo continua a sentire nel profondo di sé una mancanza, un’inadeguatezza fra la realtà raggiunta e le sue aspirazioni (che intuisce senza conoscerne il senso vero) e si mette a correre da un oggetto all’altro, da un piacere all’altro, senza trovare fine alla sua ricerca, vivendo in uno stato di frustrazione permanente, di ontologica insoddisfazione perpetua.

7. La terapeutica spirituale aiuta il malato (mi sa che siamo tutti noi) a prendere coscienza del carattere “perverso” del suo desiderio e del senso originale e vero del desiderio che è in lui, aiutandolo a convertire il suo desiderio, a reindirizzarlo e riorientarlo verso “il fine divino”. La guarigione si presenta come il raddrizzamento e la conversione di quelle stesse facoltà che nello stato patologico sono rivolte all’amore egoistico di sé e degli oggetti sensibili, per far ritrovare all’uomo la loro funzione naturale e normale, il loro orientamento a Dio.

Ci sono ancora molti spunti interessanti che potrei citare sull’aiuto di un padre spirituale in questo percorso di guarigione, sulla grazia divina, sulla preghiera e sui sacramenti (in particolare la confessione). Lascio però il piacere della lettura del libro a chi, da questo post, è stato invogliato a comprarlo.