E-commerce: sedotto e abbandonato?

26 06 2007

basket.gifÈ il titolo del Corriere della Sera che riprende un articolo del NYT. Si parla di “fosche previsioni”, come quelle delle vendite di libri online che quest’anno dovrebbero crescere soltanto dell’11% e del fatto che entro quattro anni il fatturato prodotto in rete si attesterà al 7% dell’intero commercio al minuto.

Meno male che le previsioni sono “fosche”! Trovatemi offline un settore (non di prodotti nuovi) che cresca del 10%, dopo diversi anni di crescite percentuali enormi (anche del 40 o 50%). Cosa pensavano in una crescita infinita a questi ritmi? E che dire della quota globale che l’e-commerce dovrebbe raggiungere fra qualche anno? A me sembra un ottimo risultato: Internet non è il commercio elettronico e spostare in pochi anni il 7% di tutto quello che si acquista nelle transazione svolte in rete non è un risultato da poco.

Qualche considerazione a braccio:

  • I dati si riferiscono al mercato americano. Per quello italiano rimando alle analisi puntuali e precise di Casaleggio e del MIP di Milano (a giorni uscirà il nuovo rapporto del MIP sull’e-commerce B2C, ma da una conferenza di qualche giorno fa si parla di crescita del 30%)
  • Questi articoli scritti su old media da parte di old-giornalisti non fanno che accrescere la diffidenza sugli acquisti online. Sembra ormai una vera e propria strategia della TV e della carta stampata: parlare sempre di frodi con carte di credito (che in realtà sono quasi inesistenti e quando capitano il consumatore è risarcito in toto) e di truffe compiute su Internet. In generale si tenta di screditare la rete come tale, di farla immaginare come un grosso buco nero dove regnano pedofilia e violenza, allo scopo di allontanare le persone dall’utilizzo di questo nuovo media. Internet fa paura? Di certo a quelli che dovrebbero (e dovranno) rimettersi in gioco davanti ad uno strumento di comunicazione in cui il consumatore non è più soltanto consumatore.
  • Più che di freno nella crescita in termini di fatturati, dell’e-commerce mi spaventa la stasi dei modelli di business e dei format dei siti web che sono fermi agli anni della nascita del commercio in rete. Il rischio è di non sfruttare appieno le potenzialità di interazione con il cliente, di rendere l’acquisto online un’esperienza non più attraente ma abitudinaria, di non creare nuovi modelli partecipativi. Insomma che il web sia sempre più 2.0 mentre l’e-commerce rimanga 0.1.
  • I problemi maggiori li vedo nella vendita di beni di largo consumo e non certo in quelli di nicchia che su Internet trovano l’ambiente e le dinamiche adatte ad uno sviluppo impensabile offline. Il settore più difficile in Italia è quello della spesa online, proprio dove opero io. Anche se Prontospesa ha trovato uno spazio di crescita (+46% nel 2006 e una media del 15% nel 2007) grazie a politiche di attenzione alla clientela e di relazione personale più ancora che personalizzata, un mercato latente non fa bene a nessuno.

Si accettano idee e consigli per un eventuale Prontospesa 2.0.

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