8 cose su di me

7 07 2007

Colgo l’invito di Vittorio e scrivo anch’io 8 cose che non sapete di me.

1. Tanti mi chiamano dottore, ma io non sono laureato. Ho studiato ad un istituto professionale per fare il cuoco, poi ho dato tre esami a filosofia. Per coerenza ho iniziato a lavorare nel negozio dei miei come cassiere e magazziniere.

2. Non ho studiato informatica e quel poco che faccio in HTML e altro l’ho imparato da autodidatta. Smentiti anche quelli che mi chiamano “informatico”.

3. Sono stato per tanti anni ateo, anticristiano e anticlericale. Poi l’incontro con il Signore ha cambiato la mia vita.

4. Odio il mare (quando il sole cuoce preferirei lavorare piuttosto che essere in vacanza), ma ci sono sempre andato d’estate per accontentare amici e fidanzate. Quest’anno finalmente, dopo una settimana a Medjugorje, vado in Norvegia.

5. Dal 1992 scrivo poesie che nessuno ha mai letto.

6. Odio la definizione “web 2.0”. Per me non è altro che il solito web. Solo che finalmente si comincia a capire a cosa serve.

7. L’altro mese stavo per mollare tutto e andare a fare il dipendente. Ho scritto anche un CV e l’ho pubblicato su Monster. Poi mi sono calmato.

8. Non amo particolarmente certi assunti concettuali della memetica (l’avevo scritto qui tempo fa). Però queste “8 cose” sono una chiacchierata tra amici e non una “ideavirus”. Quindi: ben vengano! Ah, dimenticavo. Non vado pazzo neanche per l’usanza, importata dai markettari americani, di mettere sempre un numero davanti ad un argomento: le 7 proprietà dello yogurt, i 5 colori della salute, le 10 regole della newsletter perfetta. Però, per lo stesso motivo, qui mi piace.

Avendo re-iniziato a bloggare da poco, il mio blogroll è piuttosto scarno. Passo il meme a Martina e Maurizio.

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Ricominciamo

10 06 2007

È bastato un “peccato che non blogghi più” detto da Martina per farmi ritornare la voglia di espormi, di condividere pensieri ed esperienze con qualcuno che il più delle volte non conoscerò mai.

Il bello dei blog è proprio questo: uno spazio personale aperto a tutti, una parte di te stesso che rendi pubblica, sapendo che non ci si incontra mai se non in una conversazione.

Non è che cosa scrivi che ti fa esporre, ma il semplice fatto che scrivi, che parli di qualcosa con un lettore immaginario. Anch’egli con la possibilità di diventare reale tramite un commento o una e-mail: così le voci diventano due e il dialogo può farsi incontro.

Non mi chiedo ancora cosa scriverò su Fresko 2.0. Se il taglio dei posts sarà lo stesso o se in tre anni di assenza è cambiato qualcosa. È bello riprendere in mano la tastiera e accorgersi che un po’ ti mancava, che questo spazio era rimasto vuoto e che di questo vuoto non me te eri quasi accorto.

Aspetto ad archiviare il vecchio Fresko come passato, premo il bottone “Pubblica” e lascio la prima traccia di un nuovo passaggio nel web.