Religione e attaccamento

30 06 2007

Leggo su Spiritual Seeds di un convegno che si svolge in questi giorni dal titolo “Attaccamento e religione”. “Con il termine attaccamento – dice Rosalinda Cassibba, dell’Università di Bari, all’agenzia Sir – si intende il legame affettivo che un individuo stabilisce con una persona considerata più forte e più saggia: esempio tipico ne è quello tra il bambino e la madre, ma vi possono essere anche persone diverse dalla madre” e, secondo alcuni studiosi, “anche Dio può essere percepito da taluni come ‘figura di attaccamento’”.

A leggere questa notizia mi sono subito venute in mente alcune frasi lette in un libro di Panikkar:

  • Ottenere la gioia umana, questo minimo o massimo, non voglio dire di tranquillità, ma di pienezza, il sentire che si è sulla retta strada e che ci si può veramente riposare nell’essere, tutto questo è possibile solo quando si ha una fede, una fede trascendente: ed è una cosa possibile, anche antropologicamente.
  • …io non posso rendere felice me stesso; con me stesso sono impotente, non posso nulla se non ricevo dal di fuori e non mi apro.
  • Se questa cosa in cui credo non è superiore a me, più forte di me, allora non può sostenere la mia fede e non può salvarmi dal naufragio giornaliero.
  • Qualsiasi oggetto che non sia più forte dell’uomo e superiore a lui non può aiutarlo. E io non posso credere a lungo in una cosa, in quanto più forte di me, se non è veramente più forte di me.

Il tema è molto interessante. Cercherò di informarmi meglio sulla teoria dell’attaccamento e di farmi una opinione in merito.





Usura: vite strozzate

28 06 2007

È di pochi giorni fa l’articolo uscito su Repubblica che denunciava un fatto stranoto: la solida presenza degli usurai (detti a Roma “cravattari”), che agiscono praticamente indisturbati e alla luce del sole. Tutti sanno chi sono e dove trovarli. Tutti sanno a quante persone hanno rovinato la vita.

In questi giorni, grazie anche all’articolo di Repubblica si sta muovendo qualcosa: la procura indaga e la Guardia di Finanza arresta.

Non ho parole per definire il fenomeno, preferisco usare quelle che Sant’Antonio rivolse agli usurai di Padova:

«Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L’usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove… E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri. Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole».

In un altro articolo molto interessante, in cui vengono tra l’altro citate iniziative a sostegno di chi è caduto vittima di usura, ho letto invece questa affermazione di don Ciotti:

«Su un dato vale la pena prestare attenzione e riflettere: non tutte le situazioni, è ovvio, sono giustificate da reale povertà o da grave necessità economica. Una buona percentuale di ‘bisognosi’ ha probabilmente bussato agli usurai per realizzare quel consumo facile, immediato e senza troppi calcoli per le disponibilità economiche, che ogni giorno, con insistenza, ci viene propagandato. La posta in gioco contro l’usura tocca certamente la dimensione criminale del fenomeno, ma con questo anche il modo con cui si usa il denaro, a tutti i livelli: privato, familiare, sociale, finanziario, politico e culturale».





FreeIQ. Il marketplace delle idee

28 06 2007

“Crediamo che ognuno conosce qualcosa che ha valore per qualcun altro”. Così recita l’introduzione a FreeIQ un posto nella rete dove condividere idee e conoscenza.

Le conoscenze, le idee e le informazioni che hanno più valore sono quelle che vengono valutate tali dagli altri appartenenti alla community.

Si possono presentare le proprie idee in formato testo (e-book), audio o video. Così come da sempre chi si occupa di un argomento a livello professionale (consulenti, lavoratori di un determinato settore) scrive articoli, blog e altro a livello gratuito, anche su FreeIQ è possibile diffondere idee e studi per poi eventualmente chiedere compensi per consulenze vere e proprie o per approfondimenti. Anche se alcuni paper di professionisti sono già a pagamento.





E-commerce: sedotto e abbandonato?

26 06 2007

basket.gifÈ il titolo del Corriere della Sera che riprende un articolo del NYT. Si parla di “fosche previsioni”, come quelle delle vendite di libri online che quest’anno dovrebbero crescere soltanto dell’11% e del fatto che entro quattro anni il fatturato prodotto in rete si attesterà al 7% dell’intero commercio al minuto.

Meno male che le previsioni sono “fosche”! Trovatemi offline un settore (non di prodotti nuovi) che cresca del 10%, dopo diversi anni di crescite percentuali enormi (anche del 40 o 50%). Cosa pensavano in una crescita infinita a questi ritmi? E che dire della quota globale che l’e-commerce dovrebbe raggiungere fra qualche anno? A me sembra un ottimo risultato: Internet non è il commercio elettronico e spostare in pochi anni il 7% di tutto quello che si acquista nelle transazione svolte in rete non è un risultato da poco.

Qualche considerazione a braccio:

  • I dati si riferiscono al mercato americano. Per quello italiano rimando alle analisi puntuali e precise di Casaleggio e del MIP di Milano (a giorni uscirà il nuovo rapporto del MIP sull’e-commerce B2C, ma da una conferenza di qualche giorno fa si parla di crescita del 30%)
  • Questi articoli scritti su old media da parte di old-giornalisti non fanno che accrescere la diffidenza sugli acquisti online. Sembra ormai una vera e propria strategia della TV e della carta stampata: parlare sempre di frodi con carte di credito (che in realtà sono quasi inesistenti e quando capitano il consumatore è risarcito in toto) e di truffe compiute su Internet. In generale si tenta di screditare la rete come tale, di farla immaginare come un grosso buco nero dove regnano pedofilia e violenza, allo scopo di allontanare le persone dall’utilizzo di questo nuovo media. Internet fa paura? Di certo a quelli che dovrebbero (e dovranno) rimettersi in gioco davanti ad uno strumento di comunicazione in cui il consumatore non è più soltanto consumatore.
  • Più che di freno nella crescita in termini di fatturati, dell’e-commerce mi spaventa la stasi dei modelli di business e dei format dei siti web che sono fermi agli anni della nascita del commercio in rete. Il rischio è di non sfruttare appieno le potenzialità di interazione con il cliente, di rendere l’acquisto online un’esperienza non più attraente ma abitudinaria, di non creare nuovi modelli partecipativi. Insomma che il web sia sempre più 2.0 mentre l’e-commerce rimanga 0.1.
  • I problemi maggiori li vedo nella vendita di beni di largo consumo e non certo in quelli di nicchia che su Internet trovano l’ambiente e le dinamiche adatte ad uno sviluppo impensabile offline. Il settore più difficile in Italia è quello della spesa online, proprio dove opero io. Anche se Prontospesa ha trovato uno spazio di crescita (+46% nel 2006 e una media del 15% nel 2007) grazie a politiche di attenzione alla clientela e di relazione personale più ancora che personalizzata, un mercato latente non fa bene a nessuno.

Si accettano idee e consigli per un eventuale Prontospesa 2.0.





Padre Pio: fidanzamento, matrimonio, aborto

24 06 2007

Riporto alcune frasi tratte da un libro* di testimonanze su Padre Pio che ho letto in questi giorni. I temi sono quelli citati nel titolo di questo post.

Fidanzamento e matrimonio

  • Molte testimonianze ci dicono la premura del Padre di illuminare, attraverso consigli e richiami, i giovani che si ponevano dinanzi al progetto matrimonio. Questo per P. Pio andava inserito innanzitutto in un disegno di provvidenza che Dio ha su ciascuno dei suoi figli. Non approvava quindi la fretta di trovarsi a tutti i costi l’anima gemella.
  • Diceva il Santo a L. P.: “Ti devi mettere in mente che il Signore ti vuole bene più di quanto tu non vuoi a te stessa. Se vuole che tu prenda la via del matrimonio, sa dove abiti e ti verrà a cercare”.
  • Il Padre, che naturalmente non ammetteva il coinvolgimento passionale dei rapporti prematrimoniali, aveva ammonito: “Andateci piano, non trascendete in modo che, se il Signore non vi avesse fatto l’uno per l’altro, non abbiate a soffrirne”.
  • Il Padre metteva la preghiera al primo posto per la preparazione del matrimonio, ma anche per la sua custodia. Una giovane signora si confessò da lui nel 1962. Terminata l’accusa dei peccati, P. Pio le assegnò la penitenza e poi le disse: “Devi chiuderti nel silenzio della preghiera e salverai il tuo matrimonio”.
  • Una cosa che faceva soffrire il cuore di padre del nostro Santo era la rottura del vincolo matrimoniale mediante il divorzio, contro il quale si scagliava con violenza inaudita. Diceva: “Il divorzio è il passaporto per l’inferno”. Troppa importanza egli dava all’istituto della famiglia per ammetterne tanto facilmente il naufragio.

Aborto

  • “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore”.
  • “Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini”.

* P. Marcellino IasenzaNiro, Il Padre San Pio da Pietralcina – La missione di salvare le anime – Testimonianze





Il futuro dei media

22 06 2007

Casaleggio Associati ha realizzato un video sui nuovi media e sull’evoluzione del mondo dell’informazione nei prossimi anni.

Alcune tendenze sono già in atto, altre sono futuristiche, ma non incredibili. Potrebbero essere esagerate. Peggio sarebbe non chiedersi cosa stia accadendo nel mondo interconnesso dal lato della creazione e dello scambio di informazioni. C’è anche un mini-site dedicato che sarà aggiornato nel tempo.

Un appunto sulla frase di apertura: “Man is God”. Non è una novità: è da secoli che l’uomo pensa di esserlo, ma per quanto il villaggio sia globale, rimane pur sempre un villaggio. E non lo salverà di sicuro Internet o i nuovi strumenti per comunicare.

(Via E-conomy)





Schiavi moderni

21 06 2007

Scarica il libro dal sito di Beppe GrilloCito testualmente dal blog di Beppe Grillo e riporto il link ad un suo post e al libro (scaricabile gratuitamente). Il lavoro precario è un insulto a chi lavora, una mancanza di rispetto per la dignità delle persone, una ingiustizia sociale legalizzata.

“La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni”. Beppe Grillo

Un post sul blog di Beppe Grillo.

Schiavi moderni, il libro scaricabile gratuitamente.





Essere in cammino

20 06 2007

“È da tanto tempo che sei in cammino?”. “Se non fossi in cammino questa difficoltà l’avrei superata in maniera diversa”. “Certo che essere in cammino non è sempre semplice”.

Sono frasi abbastanza comuni per chi frequenta gruppi di preghiera e movimenti cattolici. Ma cosa significa “essere in cammino”. Più che una definizione, provo a darne una visione sotto più aspetti.

  • In cammino verso Dio.
    Poiché essere in cammino vuole innanzitutto significare un “movimento verso”, un “cercare di raggiungere”, la prima precisazione del termine è che siamo in cammino verso Dio. Un cammino di avvicinamento, di incontro sempre più profondo e intenso. Un percorso che non avrà mai fine in questa vita, poiché solo al termine potremo vedere Dio faccia a faccia.
    Come si valuta da questo punto di vista la strada percorsa nel cammino? Da quanto ci siamo avvicinati a Lui, da quanto la nostra vita è trasfigurata dalla Sua vicinanza e presenza, da quanto “riflettiamo” questo esserci avvicinati.
  • Cammino di fede.
    Il cammino spirituale, che è una sequela di Cristo, inizia col credere, con l’immenso dono della fede alimentato dalla nostra volontà. La fede (come la speranza e l’amore) è una virtù che non ha misura, tocca l’infinito di Dio, e quindi si può sempre più e meglio credere (vedi il libro di don Pollano). Non c’è un termine della fede oltre il quale non si possa andare, per cui il cammino sarà un continuo perfezionamento della nostra fede, così come delle altre virtù teologali.
  • Cammino di preghiera.
    Non si cammina verso Dio senza la preghiera, che è incontro, dialogo e presenza del Signore con noi. Non c’è santo che non sia stato, a suo modo, maestro di preghiera. Non c’è trasformazione e avvicinamento a Dio che non avvenga nella preghiera, per cui valuteremo quanta strada abbiamo fatto nel cammino anche dal nostro modo di pregare, dall’intensità e dal fervore dell’orazione, ma anche dal gusto che ne traiamo, dalla facilità con cui ci accostiamo. Poiché elemento essenziale della preghierà è l’intenzionalità (l’essere tesi verso Dio), dovremo arrivare a quello che i maestri spirituali chiamano preghiera incessante. Che non è un ripetere vocale notte e giorno, ma una continuo essere rivolti a Dio, anche nelle occupazioni quotidiane e nel lavoro ordinario.
  • Cammino di conversione.
    La conversione è un cambiamento radicale per il quale una persona torna sui suoi passi per imboccare una nuova direzione. È un capovolgimento, un rovesciamento in cui il nostro essere più profondo, il nostro cuore, viene sconvolto.
    Anche in questo caso è frutto di volontà della persona, ma soprattutto della grazia divina che mai si stanca di richiamarci: dice infatti la Bibbia: “Fammi ritornare e io ritornerò” (Ger 31,18).
    La conversione non è però una volta per sempre. Possiamo ditinguere chiaramente il momento in cui cambiamo modo di vivere, ma la conversione è anche un movimento continuo, un cammino che impegna tutta la vita per rinnovarci continuamente, ogni giorno.
  • Cammino di santità.
    Siamo chiamati ad essere santi (“Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione”. 1Ts 4,3) anche se la parola ci fa un po’ paura. La abbiniamo alla bontà, alla moralità e ad una perfezione astratta. Mentre dovremmo avere sempre presente che non si diventa santi unicamente per un proprio sforzo, ma per l’immensa misericordia di Dio. “La santità non consiste nel fatto che l’uomo dà tutto, ma nel fatto che il Signore prende tutto”. L’uomo offre se stesso, ma è Dio che lo rende santo. In questo dobbiamo sforzarci: nel non accontentarci del minimo, ma di chiedere il massimo, di chiedere di diventare santi. Col rischio che Dio ascolti la nostra preghiera.

Ecco allora il senso di questo cammino: “Una creatura, quando conosce il fuoco di Dio, è bruciata dal bisogno di camminarci dentro, sa che Dio è infinito e che si troverà nel cuore di quell’infinito secondo la misura dei passi che ha fatto in questa terra. È come chi cammina in un deserto, sempre più avanti, o come chi veleggia sul mare, sempre più al largo”.





Perché credo a Medjugorje

17 06 2007

medju.jpgAggiungo anche la mia alle tante voci e testimonianze su Medjugorje che in questi giorni (come negli ultimi 26 anni) escono su giornali e televisioni.

Ecco quindi, al di là delle varie considerazioni di carattere teologico, scientifico o sociologico, le ragioni della mia esperienza:

  • Sono stato per la prima volta a Medjugorje dopo circa un anno dalla mia conversione. Da quel giorno è cambiato moltissimo nel mio cammino: intensità della preghiera, apertura al prossimo, crescita spirituale molto più veloce.
  • Giudicare dai frutti: oltre ai miracoli fisici (scientificamente inspiegabili e documentati), a Medjugorje si contano un numero impressionante di conversioni. Persone che non credevano scoprono l’amore di Dio, si avvicinano alla Chiesa e ai sacramenti, cambiamo modo di vivere.
  • Ho visto diverse persone partire per Medjugorje con angoscia e disperazione e tornare con la pace nel cuore, visibilmente cambiati, pieni di gioia.
  • La sensazione dominante che ho provato (e non solo io) è di un’oasi di pace, in cui ho sperimentato la presenza di Maria in modo forte. Al ritorno, entrambe le volte in cui sono andato, ho avvertito una grande nostalgia, una mancanza che ti fa sperare di ritornare al più presto dalla nostra Madre celeste.
  • L’apostolo Giovanni chiama “segni” i miracoli e i prodigi che compiva Gesù. Ho avuto dei segni di questa presenza di Maria (e dove c’è Lei c’è anche il Figlio), non prodigiosi, ma che mi hanno toccato profondamente nell’anima. Pensavo di non avere bisogno di segni, però mi accorgo che ne abbiamo tutti bisogno e che ricordarli serve molto nei momenti di scoraggiamento e di lotta spirituale.
  • Ho visto da vicino i veggenti, li ho sentiti parlare e li ho trovati persone semplici e credibili, che non hanno tratto benefici personali o economici, che dedicano gran parte della loro vita ad accogliere i pellegrini, a testimoniare personalmente questi avvenimenti. Non penso che per una messinscena qualcuno sia disposto a sacrificare la propria vita senza averne degli utili.

Tornerò a Medjugorje quest’estate per il Festival Internazionale dei giovani. Il consiglio che posso dare è di non prendere posizione senza averne fatto esperienza diretta. Non lasciarsi guidare nel giudizio da Augias o chi per lui: in questo caso possiamo essere noi stessi i nostri testimoni, perché affidarsi al giudizio di un altro? Andare per credere!





Strutture in movimento

16 06 2007

nova.jpgÈ il titolo del numero di giugno di Nova24 Review che indaga il “salto di paradigma” che ha coinvolto organizzazioni, infrastrutture e modelli di business.

Cerca di capire, in pratica, cosa spinge a scrivere nella prefazione dei libri più disparati (dal marketing alla sociologia) la solita frase che suona più o meno così: “In un mondo sempre più complesso…“.

Nella rivista si trovano articoli di approfondimento e di informazione molto interessanti. Tra tutti ne cito tre:

  1. “La repubblica fondata sulla rete” di Luca De Biase. Parla del sociologo Manuel Castells da cui traggo questa citazione: “L’innovazione tecnologica non è inarrestabile. Se si darà alle Telco il permesso di ridurre la neutralità della rete, il processo si fermerà”. Qualcosa del genere lo sta dicendo anche Beppe Grillo in questi giorni.
  2. “IdentiTAG, conoscenza da ordinare” in cui David Weinberger parla della rilevanza e delle prospettive aperte dai tag, piccole etichette con grandi implicazioni.
  3. “L’economia della simbiosi” sempre di De Biase che sintetizza due osservazioni apparentemente contraddittorie: “La coda lunga” di Anderson con la massima del “Chi vince piglia tutto” di Huberman.

Consiglio gratuito (nel senso che non ho provvigioni): comprarlo e leggerlo.