I furti sono una tassa

22 11 2007

«Una nuova “tassa” per gli italiani» è il titolo di un articolo su Distribuzione Moderna.

I furti di merce nei supermercati rappresentano un costo oneroso per gli operatori del settore: si stima che arrivino a ricoprire l’1,23% delle differenze inventariali, per danni che nella GDO italiana superano i 3 miliardi di euro.

Questi “costi” gravano sul consumatore finale per 157 euro ogni anno.

Inutile dire che si prova a fare di tutto per impedire i furti: videosorveglianza, antitaccheggio, RFID. Per esperienza è quasi tutto inutile e spesso ci si accorge del danno dal “vuoto” lasciato sugli scaffali dopo il passaggio di questi indesiderati clienti. In modo particolare sono sempre prediletti nel nostro paese liquori, cosmetici, rasoi e lamette (che oggi costano più del filetto di Fassone), parmigiano.

Il fatto che a pagarne le spese siamo noi (consumatori) dovrebbe attivare una sorta di coscienza civica, per cui dovremmo vedere altri clienti intervenire per bloccare qualche scoperto tentativo di furto. Mi sa che è un’utopia tanto quanto vedere qualcuno che interviene per fermare un sopruso per strada o sull’autobus.

P.S. Nei pochi minuti in cui ho scritto questo post, Distribuzione Moderna ha cambiato il titolo dell’articolo con questo: “Taccheggio sempreverde”. Forse non era politically correct? Boh? Comunque ne metto copia qui, per amor di cronaca.

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