Antonio Bueno – Autoritratto – 1940

20 06 2008

Antonio Bueno, Autoritratto, 1940

Antonio Bueno, Autoritratto, 1940





La Parola in catene

27 04 2008

Jan Mostaert, Christ Crowned with Thorns

«C’è un dipinto di un autore fiammingo del sec. XVI (J. Mostaert), che mi impressiona sempre tanto, soprattutto perché non fa che riunire i dati dei diversi evangelisti su questo momento della passione, rendendo la scena visibile e osservabile. Gesù ha in capo un fascio di spine appena colte, come mostrano le foglie verdi che ancora penzolano dai rametti. Dal capo scendono gocce di sangue che si mescolano alle lacrime che gli scendono dagli occhi. È un pianto quasi dirotto; ma si capisce immediatamente, guardandolo, che non sta piangendo su di sé, ma su chi lo guarda; piange su di me che non capisco ancora. Lui stesso, del resto, dirà alle donne: «Non piangete su di me» (Lc 23, 28). Ha la bocca semiaperta, come chi fa fatica a respirare ed è in preda a un’angoscia mortale. Sulle spalle è appoggiato un mantello pesante e consunto, che dà più l’idea di metallo che di stoffa. Scendendo ancora con lo sguardo, si incontrano i suoi polsi legati con una rozza fune e a diverse riprese; in una mano gli hanno messo una canna e nell’altra un fascio di verghe, simboli beffardi della sua regalità. Sono soprattutto le mani a far venire i brividi quando si guarda. Gesù non può più muovere neppure un dito; è l’uomo ridotto all’impotenza più totale, come immobilizzato. Quando mi soffermo a contemplare questa immagine, specie se sono in partenza per andare a predicare la parola di Dio, l’anima mi si riempie di rossore, perché misuro tutta la distanza che c’è tra me e lui: io, il servo, libero di andare, fare e disfare; lui, il Signore, avvinto e imprigionato. La Parola in catene e il messaggero in libertà!»

Raniero Cantalamessa, da “La vita in Cristo





BellArte

4 01 2008

Marzio Tamer- Tucano
Tempera su tavola – cm. 30 x 22,5

«L’artista è l’origine dell’opera. L’opera è l’origine dell’artista. Nessuno dei due è senza l’altro. Eppure, nessuno dei due, da solo, regge l’altro. Artista e opera ogni volta sono, in se stessi e nel loro reciproco rapporto, in virtù di un terzo elemento, che è, invero, il primo, vale a dire ciò da cui sia l’artista sia l’opera d’arte traggono il loro nome: l’arte.»

Martin Hiedegger, L’origine dell’opera d’arte




BellArte

13 10 2007

Giovanni Iudice – Il piccolo Tommaso
olio su tela incollata su tavola – 2005

«Ogni grande poeta poeta movendo da un unico poema. (…) Il poema di un poeta rimane inespresso. Nessuno dei singoli componimenti poetici, nemmeno il loro insieme, dice tutto. E nondimeno ogni componimento poetico parla movendo dal tutto di un unico poema, e questo ciascun componimento viene di volta in volta dicendo.»
Martin Heidegger





BellArte

30 09 2007

Francesco Capello – Piazza Castello con auto, 2000
olio su tela – 60 x 90 cm.

«Artista è colui che risolve il delirio immaginativo in un oggetto.»
Dino Formaggio, a proposito dell’estetica di Alain





BellArte

3 09 2007


gatti.jpg

Vincenzo Gatti – Interno, 1988
Acquaforte su zinco – 155 x 148 mm

«Tutta l’arte si trova nella natura e appartiene a chi è capace di estrarla.»
Albrecht Dürer (1471-1528)





BellArte

29 07 2007

Inauguro, con questo, una serie di post a cadenza irregolare sull’arte bella. Quella che coinvolgeva, o coinvolge, i sensi (estetica). E che aveva, o ha ancora, attinenza con il bello. Ad ogni opera affianco una frase, con o senza riferimento esplicito all’opera stessa, che aiuti a ri-trovare il senso dell’arte.


Francesco Trombadori – Natura morta con piatto olandese, 1923 ca.
olio su tela cm. 56 x 60 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

 

«L’arte rimuove i ripari che nascondono l’espressività delle cose sperimentate; ci scuote dalla rilassatezza alla consuetudine e ci rende capaci di dimenticare noi stessi per ritrovarci nel diletto di sperimentare il mondo che c’è intorno a noi nelle sue varie qualità e norme. Intercetta ogni ombra di espressività trovata negli oggetti e li riordina in una nuova esperienza di vita.»
John Dewey, Arte come esperienza, 1934