Pensieri sul primo maggio

1 05 2008

«Il lavoro è voluto e benedetto da Dio. Dio, che ha dotato l’uomo d’intelligenza, d’immaginazione e di sensibilità, gli ha in tal modo fornito il mezzo onde portare in certo modo a compimento la sua opera: sia egli artista o artigiano, imprenditore, operaio o contadino, ogni lavoratore è un creatore. Chino su una materia che gli resiste, l’operaio le imprime il suo segno, sviluppando nel contempo la sua tenacia, la sua ingegnosità e il suo spirito inventivo. Diremo di più: vissuto in comune, condividendo speranze, sofferenze, ambizioni e gioie, il lavoro unisce le volontà, ravvicina gli spiriti e fonde i cuori: nel compierlo, gli uomini si scoprono fratelli.» Paolo VI, Populorum Progressio, 27

«Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio.
L’uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e cosi pure di riferire a Dio il proprio essere e l’universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di tutta la realtà all’uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra. Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani.» Gaudium et Spes, 34

«Dare e ricevere: ecco il principio della moltiplicazione dei beni. Esso vale nell’agricoltura, nell’insegnamento, in ogni mestiere. Chi volesse essere il solo a godere del proprio lavoro, distruggerebbe la vita di tutti.» San Giovanni Crisostomo

«Dice l’Upanisad: “Soltanto in mezzo all’attività tu desidererai vivere cento anni”. … Nella loro gioia essi desiderano rivelare vigorosamente se stessi con la vita e con le opere. I dolori, le miserie non li spaventano, non si lasciano piegare verso la polvere dal peso del loro stesso cuore. La gioia della loro vita procede in armonia con la gioia di quell’energia che si diletta di edificare e di abbattere nell’universo intero.» R. Tagore, Sadhana

«O donatore di te stesso. Fa’ che la nostra mente possa per sempre liberarsi dalla debolezza di credere che la tua gioia sia altro dall’azione, fragile cosa, senza forma e senza continuità. Ovunque il contadino rompe la dura terra, si manifesta nello spuntar del grano verdeggiante la tua gioia; ovunque l’uomo rimuove l’intrico di una foresta, spiana un terreno petroso per costruirsi il casolare, qui la tua gioia lo circonda di pace e di tranquillità» R. Tagore, Sadhana


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