Scriveva per terra

20 01 2008

«Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8, 1-11)

Mi sono attorno, mi chiudono in un cerchio e vedo i loro occhi, i loro sguardi che scrutano il mio, con violenza. Sono stravolti. Mi accusano, inveiscono. Mi hanno picchiata per togliermi da quel letto e Andrea è fuggito. Potevano fermarlo, ma volevano me. Ora mi guardano, vedono i lividi sul mio viso, le vesti strappate e vogliono distruggere ciò che non possono possedere.

Da quando il mio corpo è diventato donna, i miei occhi sono riflesso delle loro voglie. Li sento da sempre posarsi su di me e non vedere altro che le loro ossessioni. Anche adesso. Anche adesso che parlano di Dio con le pietre in mano non mi vedono; mi desiderano e vogliono cancellare, uccidendomi, i loro tormenti.

Non è Andrea che vorrei qui nell’ultimo minuto, non è mio marito che pensa di amarmi mentre stringe i miei seni con ardore infantile. Non sono i peccati che piango. Piango un Dio di pietra come quei sassi, piango quest’anima senza pace, questo corpo che mi ha dato uomini e mai amore.

Anche stanotte la tristezza è arrivata prima del piacere. Spero che la morte arrivi prima del dolore. Non sarà così. Con che forza distruggeranno il tempio delle loro passioni! Sentirò ogni colpo sulla mia pelle. Si calmeranno, quando non vedranno più bellezza nella mia carne. Saranno sazi di giustizia e nessuno li può più fermare. Dio mio, Dio mio, perché hai dato quest’ordine? Perché la tua legge pesa più dei miei sbagli? Muoio senza te, lontana da me stessa.

Continuano a parlare, sento le loro voci come un chiacchierio. Adulterio. Mosè. Lapidare. Guardano un uomo, solo, per terra, lontano e fuori dal cerchio. Non so chi sia e cosa c’entri con me, con la mia fine. Avanti! Che aspettate? Smettete di discutere dei profeti e di Dio e tirate quelle maledette pietre prima che il vuoto prenda il mio posto!

L’uomo è vestito di bianco, scrive per terra e dice una frase. Finalmente il silenzio. È ora! Madre perdonami e custodiscimi come bambina nel tuo cuore. Ama il mio ricordo più di quanto odi le mie scelte.

Cadono a terra le pietre, non le loro passioni. Le sento andar via con loro, tra i tonfi dei sassi sulla sabbia. Rimango sola con lo sconosciuto.

Adesso è lui nel mio cerchio, e nessun altro. Sono ancora nella polvere mentre lui si alza. Raggiungo i suoi piedi, li bacio, non riesco a rialzarmi. Sento il suo sguardo, mi vede. Lo guardo anch’io, impaurita come un cane appena picchiato. “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Nessuno mi ha condannata. Dove sono adesso non possono più entrare. Mi batte forte il cuore davanti al suo amore, so che lui, davvero, potrebbe condannarmi e non so come. “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Mi rialzo. Una parte di me rimane nella polvere.

Cosa mi hai tolto? Cosa mi hai dato? L’uomo si gira e si incammina. Non lo seguo. Rimango ancora qualche minuto a guardare per terra. Leggo i suoi segni. E piango.

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