Videro Gesù che camminava sul mare

1 01 2008

«Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Sono io, non temete”. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.» (Gv 6, 16-21)

Questa pagina del Vangelo di Giovanni è tanto semplice nel racconto quanto fertile di possibili commenti e riscontri nell’esperienza di ogni fedele e nella vita di ogni uomo. Poiché mancano descrizioni estese dell’accaduto e per l’impostazione stessa del testo, possiamo lasciare ai margini una lettura puramente storico-critica per provare ad interrogare la Parola, per chiedere al Signore cosa possiamo e dobbiamo trattenere, quali insegnamenti per la nostra vita di fede sono nascosti in un brano tanto sintetico quanto profondo.

“Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao.”

Era venuta la sera, era arrivata l’ora in cui la luce comincia a lasciare il posto al buio, alle tenebre. I discepoli si trovavano quindi in una condizione di pre-oscurità, di semi-oscurità. La sera è sempre un momento in cui declina la sicurezza e la solarità del giorno, l’allegria delle grida diurne; richiama un’atmosfera di raccoglimento, ma anche di nostalgia per qualcosa che non è più e che ritornerà soltanto con lo splendore della nuova aurora.

Viene subito alla mente la dicotomia luce-tenebra: nel suo Vangelo Giovanni paragona la luce di Gesù (Gv 1,4-5) (lui stesso è la luce che illumina ogni uomo, il bene, il Verbo) con le tenebre (il male, le potenze del male). Gesù lo afferma di se stesso in più occasioni (ad esempio in Gv 8,12: “Io sono la luce del mondo”); più volte riprende questa verità (Gv 11,9-10; 12,35-36) per mettere in guardia i discepoli, per insegnare loro a “camminare nella luce” “per non inciampare”, “per non essere sorpresi dalle tenebre”.

Luce e tenebra sono concetti utilizzati da Gesù per rendere la differenza essenziale tra la presenza di Dio (luce) e la sua assenza (tenebre), dando a queste ultime una realtà negativa: le tenebre esistono soltanto quando non vi è la luce, il loro esserci è collegato alla mancanza della luce, quindi il loro valore ontico è decisamente inferiore a quello della luce. Possiamo affermare che sono entità di “serie B”, che sussistono finché l’Essere di “serie A” non appare. La teofania annulla quindi ogni presenza del male, così come la fede: “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46).

La fede quindi è teofania, presenza reale di Dio che disperde le tenebre. Per essere più precisi la fede è teofania nell’anima, dello Spirito nell’anima: Dio c’è sempre (Io Sono), ma senza fede non è presente al nostro essere (nel nostro cuore) e quindi il male che è in noi può (è lasciato libero di) e-sistere (da-sein, esser-ci, essere qui). Il male potrebbe non esserci (non essere in noi) se noi avessimo fede, se lasciassimo cioè esistere Dio in noi, con la sua presenza che annulla l’esserci delle tenebre.

“Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao.”

Ci sono altre due immagini che possiamo commentare brevemente togliendole per un attimo da un puro contesto narrativo: il mare e la barca.

Il mare rappresenta, nella cosmologia biblica, il caos delle forze ribelli e primordiali, qualcosa di oscuro, di immenso e sconosciuto, di temibile per la sua grandezza, imprevedibilità e potenza. È la vasta dimensione degli eventi, delle situazioni che incontriamo e che ci circondano, di fronte alle quali siamo piccoli, inermi e impotenti; è il mondo con le sue forze che insidiano la creazione.

La barca rappresenta il mezzo con cui ci muoviamo nell’esistente, la nostra vita oggettiva e concreta, il nostro cammino nella storia.

La scena si svolge dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci fatta da Gesù sul monte. Infatti il testo dice che i “discepoli scesero al mare”. Questo “scendere” ricorda almeno altre due discese. La prima è quella del pubblicano che scende dal tempio dopo aver pregato (Lc 18,9-14) (qualcuno traduce “tornò a casa sua”, ma la traduzione dal greco è “discese”). La seconda è la discesa di Gesù e dei tre discepoli dal monte Tabor dopo la sua trasfigurazione (ad esempio in Lc 9,37). In entrambi i casi vi è una discesa dopo un incontro profondo con Dio (preghiera del pubblicano, manifestazione della gloria di Dio sul Tabor). In entrambi i casi si passa da un momento forte di presenza del Signore e di relazione con Lui, ad un ritorno alla “normalità”, alla vita quotidiana: il pubblicano torna a casa sua mentre i discepoli accompagnano nuovamente Gesù nella sua missione salvifica (”quando furono discesi dal monte una gran folla gli venne incontro”).

A differenza della discesa dal Tabor, Gesù non è fisicamente con loro: si era ritirato tutto solo sulla montagna per evitare la gente che dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, per una interpretazione molto umana della missione del Messia, voleva farlo re.

Non sappiamo se la decisione dei discepoli di recarsi verso l’altra riva sia stata presa autonomamente o se erano d’accordo con Gesù di cambiare luogo (così viene descritto negli altri vangeli). La cosa sicura è che partono senza il Maestro, si avviano, iniziano il loro cammino nel mare, senza la presenza fisica di Gesù. Anche l’immagine dell’”altra riva” è ricca di simbolismi: qualcuno la interpreta come il “Regno di Dio”, la sponda opposta al regno di questo mondo, dove Dio stesso ci attende per accoglierci. In senso escatologico certo, ma anche di inizio di una nuova vita (qui ed ora) in una relazione più forte e stabile con Lui.

“Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.”

Ecco le condizioni del viaggio: la sera con la sua tenue presenza di luce ha lasciato il posto all’oscurità totale della notte, siamo nel pieno delle tenebre che avvolgono la barca e i discepoli. Come se non bastasse il mare è agitato da un forte vento.

Possiamo collegare questa realtà a tante situazioni della nostra vita: gli eventi ci sovrastano con la loro forza e la loro violenza, navighiamo in mezzo ad ostacoli che riusciamo a controllare solo con grande fatica, le avversità soffiano contro di noi e la nostra povera barca. Di un sollievo neanche l’ombra, di una consolazione o un piccolo conforto neanche un segno; si continua a remare. Dio, che non è salito con noi sulla barca, non è ancora arrivato, ma noi non ce ne curiamo più di tanto e continuiamo per la nostra strada.

“Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Sono io, non temete”.

Anche i discepoli continuano per la loro strada, navigando per un bel tratto di mare e a nessuno viene in mente di invocare Gesù, di chiamarlo anche solo nel proprio cuore. Forse non avevano ancora compreso la divinità di Gesù e non avendolo fisicamente con loro nella barca, come nella tempesta raccontata nei sinottici (ad esempio in Mc 4,35-41), non pensano di rivolgersi a qualcuno che non vedono.

È Gesù a prendere l’iniziativa: ancora una volta è lui che guarda alle nostre difficoltà e ci viene incontro, vede le nostre fatiche e si avvia verso di noi per prendere un po’ di peso sulle sue spalle. Gesù cammina sulle acque: è superiore agli elementi della natura che domina a sua piacimento, che si sottomettono a lui. La sua presenza sovrasta qualsiasi avversità, su di lui gli eventi non hanno potere, è lui a controllarli, è lui il Signore dell’essere.

I discepoli hanno paura. Paura il cui senso non è da ricercare nella successione oggettiva degli eventi, quanto in una rivelazione improvvisa, nel riconoscere in Gesù, con meraviglia e terrore, qualcosa di più forte dell’uomo, di divino. (Non era bastato il grande segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci di poco prima per fornire loro questa sicurezza?). Come in ogni passo della Bibbia in cui la divinità si manifesta all’uomo, è Dio stesso a rassicurare dal turbamento di una tale rivelazione. Qui è Gesù che dice: “Sono io, non temete”.

“Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.”

Quando i discepoli decidono di prendere Gesù con loro, la barca giunge rapidamente a destinazione. Non è Gesù che si mette a remare e loro non possono andare più veloce con un uomo in più sulla barca. Gesù non toglie l’onere del viaggio, lo sforzo del remare. Sono le condizioni del viaggio a cambiare (gli altri vangeli dicono infatti che il vento cessò): le avversità per giungere all’altra riva svaniscono, i tempi per arrivare alla méta si riducono.

Al di là di ogni interpretazione possibile, nel rileggere questo brano del Vangelo, mi è parso di scorgerne una in particolare, di ritrovare i punti chiave tipici di ogni storia di conversione.

a) Partenza da soli sulle strade della vita. Quando inizia il momento delle scelte importanti, ci troviamo già senza la compagnia di Dio. Spesso lo abbiamo conosciuto, ma lasciato da parte, non è entrato nella nostra vita e comincia a farsi buio prima ancora che arriviamo all’età adulta.
b) Il cammino si presenta pieno di difficoltà, gli eventi soffiano contro di noi, le tenebre ci circondano (il male e il peccato hanno la meglio su di noi) e non abbiamo nessun punto “forte” a cui aggrapparci, che dia un senso a questo viaggio.
c) Gesù prende l’iniziativa, si fa incontro per una sua scelta autonoma. Ci vede affaticati e oppressi, si interessa di noi, ci ama per primo.
d) Adesso tocca a noi scegliere: prendere Gesù con sé sulla propria barca è un atto di volontà. Ora che l’abbiamo riconosciuto serve un minimo di cooperazione che si attua nella libertà. Potremmo anche lasciarlo al largo, nei flutti delle onde e non farlo entrare nella nostra vita.
e) Quando Gesù sale a bordo la vita cambia. Noi non siamo più quelli di prima, è un incontro che trasforma. Ma anche la nostra vita non è più la stessa: si rema diversamente, il male e le tenebre non sono annullate, ma con Gesù esse non sono più forti di noi, il mare è immenso e sconosciuto come prima, ma la barca si muove rapidamente verso l’altra riva. Chi crede in Lui è accompagnato costantemente dalla certezza di non essere sballottato, tra le tempeste della storia, da forze oscure e dinamismi ciechi; anche nelle avversità e nelle tribolazioni confida in Dio, si abbandona a Lui, ringraziando di tutto quello che accade, sicuro che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).




Medjugorje: messaggio della Madonna del 25 dicembre a Jacov

27 12 2007

«Cari figli, oggi vi invito in modo particolare ad aprirvi a Dio, e ogni vostro cuore oggi diventi il posto in cui nasce il piccolo Gesù. Figlioli, tutto questo tempo che Dio mi concede per stare con voi, è perchè voglio guidarvi verso la gioia della vostra vita. Figlioli, l’unica vera gioia della vostra vita è Dio. Perciò, cari figli, non cercate la gioia nelle cose terrene, ma aprite i vostri cuori e accettate Dio. Figlioli, tutto passa, solo Dio resta nel vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»




Medjugorje: messaggio della Madonna del 25 dicembre

26 12 2007

«Cari figli, con grande gioia vi porto il Re della pace, affinché Egli vi benedica con la sua benedizione. AdorateLo e date tempo al Creatore al quale anela il vostro cuore. Non dimenticate che siete pellegrini su questa terra e che le cose vi possono dare piccole gioie, mentre attraverso mio Figlio vi è donata la vita eterna. Per questo sono con voi, per guidarvi verso ciò a cui anela il vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»




Medjugorje: messaggio della Madonna del 2 dicembre a Mirjana

3 12 2007

La Madonna era molto triste. Per tutto il tempo aveva le lacrime negli occhi.

“Cari figli, mentre guardo nei vostri cuori, il mio cuore si riempie di dolore e fremito. Figli miei, fermatevi per un attimo e guardate nei vostri cuori. Il mio Figlio, vostro Dio, è veramente al primo posto? Sono veramente le sue leggi la misura della vostra vita? Vi avverto di nuovo. Senza fede non c’è la vicinanza di Dio, non c’è la Parola di Dio che è la luce della salvezza e la luce del buon senso”.

Mirjana ha aggiunto: “Io con dolore ho pregato la Madonna di non lasciarci, di non togliere le mani da noi. Alla mia richiesta, Lei ha fatto un sorriso doloroso e se n’è andata. Questa volta non ha detto “Vi ringrazio”. Ha benedetto tutti noi e tutti gli oggetti sacri”.




Ti ho amato di amore eterno

2 12 2007

«Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà». Questo passo di Geremia (31, 3) è stata una delle prime letture della Bibbia con la quale il Signore mi ha parlato. Una di quelle pagine che Dio mette davanti ai miei occhi e, soprattutto al mio cuore, per dirmi quello che vuole dirmi.

È stato un incontro d’Amore, in cui la Parola (che è Dio stesso che si dona) si è rivelata per parlarmi del Dio d’Amore. Non è facile pubblicare qualcosa di personale, anche se i blog sono proprio questo: uno spazio personale. Pensare che il seme che Dio ha messo nel mio cuore sia occasione fertile anche per altri è l’unico motivo per cui metto online queste meditazioni.

«Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà.»

Dio rivolge ad ognuno di noi queste parole, a tutti noi che siamo nel peccato, che non ricambiamo il Suo amore, dimenticandoci di Lui, voltandogli le spalle. Quanta grandezza in questa frase, quanta misericordia, quanta profondità in queste poche parole!

«Ti ho amato di amore eterno».

È un amore che noi uomini non possiamo donare qui sulla terra, neanche alla persona a cui vogliamo più bene, un amore che trascende il tempo.

«Ti ho amato di un amore che non conosce fine, quindi ti amerò per sempre. Io che ti ho dato la vita ti amerò per sempre, anche dopo quella a cui troppo spesso pensi come l’unica vita. Ti amerò anche dopo, poiché Io sono il Dio che supera il tempo. Io che ho creato il tempo, non metterò questo limite al mio amore per te.»

«Ti ho amato di amore eterno».

«Non solo ti amerò da oggi in poi per tutta l’eternità, ma ti ho amato anche prima, per tutta l’eternità che veniva prima di oggi. Poiché tu eri nei miei pensieri prima che iniziasse il mondo e prima di venire alla luce qui sulla terra.»

Perché quindi un verbo al passato? «Ti ho amato»? Perché Dio quando ama, ama per sempre.

«Da quando ho pensato a te, prima che il tempo esistesse, ti ho amato. Per questo, Io che sono Dio, e che amo per sempre, ti ho amato quando sei nato, ti amerò per tutta la tua vita (qualsiasi cosa tu faccia) e ti amerò dopo la tua morte.

Per questo non esiste la morte: poiché Io ti amo, tu continuerai ad esistere con me nell’eternità, nella mia mente che ti crea, nel mio amore che ti crea. Poiché Io sono fuori dal tempo, tu sarai con me nell’eternità.

Solo tu puoi mettere fine a questo amore, non Io. Solo tu puoi scegliere la morte, darti la morte e rifiutare di vivere, rifiutare di essere amato da me.

Anche in questo caso “Ti ho amato”; e ti amerò fino al tuo ultimo “no”, soffrirò fino al tuo ultimo “no”, busserò fino al tuo ultimo “no”.»

«Ti ho amato di amore eterno».

Non di un amore eterno, ma di amore eterno, dell’amore eterno. Noi conosciamo tanti tipi di amore: l’amore di amicizia, l’amore di tenerezza, l’amore di fratellanza e spesso confondiamo l’amore con qualcosa d’altro, con l’affettività, i sentimenti o l’erotismo. Soltanto Dio, però, può darci l’amore eterno, che è lui stesso.

In realtà questa frase svela l’essere stesso di Dio: amare di amore eterno è l’essere stesso di Dio, è l’Amore che ama. Il suo amore è il suo essere, ma anche il nostro: noi dipendiamo dal fatto che Lui, Amore, ama.

«C’è solo un amore eterno e sono Io. Per questo ti dico che ti ho amato come solo Io posso amare: solo Io posso creare amando. Il tuo amore può scaldare il cuore, può offrire tenerezza, può suscitare gioia, può rendere felice, ma non può creare.

Però ti ho insegnato come devi amare tu, con mio Figlio ti ho insegnato come devi amare tu: donando te stesso. Dona te stesso per amore, a me e agli altri. È il massimo che puoi fare per ricambiare il mio amore. È il massimo che puoi fare per assomigliarmi.»




Medjugorje: messaggio della Madonna del 25 novembre

26 11 2007

«Cari figli, oggi, quando festeggiate Cristo Re di tutto il creato, desidero che Egli sia il re della vostra vita. Solo attraverso la donazione, figlioli, potete comprendere il dono del sacrificio di Gesù sulla croce per ciascuno di voi. Figlioli, date del tempo a Dio, affinché Egli vi trasfiguri e vi riempia con la sua grazia, cosicché voi siate grazia per gli altri. Io sono per voi, figlioli, un dono di grazia d’amore che viene da Dio per questo mondo senza pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»




I furti sono una tassa

22 11 2007

«Una nuova “tassa” per gli italiani» è il titolo di un articolo su Distribuzione Moderna.

I furti di merce nei supermercati rappresentano un costo oneroso per gli operatori del settore: si stima che arrivino a ricoprire l’1,23% delle differenze inventariali, per danni che nella GDO italiana superano i 3 miliardi di euro.

Questi “costi” gravano sul consumatore finale per 157 euro ogni anno.

Inutile dire che si prova a fare di tutto per impedire i furti: videosorveglianza, antitaccheggio, RFID. Per esperienza è quasi tutto inutile e spesso ci si accorge del danno dal “vuoto” lasciato sugli scaffali dopo il passaggio di questi indesiderati clienti. In modo particolare sono sempre prediletti nel nostro paese liquori, cosmetici, rasoi e lamette (che oggi costano più del filetto di Fassone), parmigiano.

Il fatto che a pagarne le spese siamo noi (consumatori) dovrebbe attivare una sorta di coscienza civica, per cui dovremmo vedere altri clienti intervenire per bloccare qualche scoperto tentativo di furto. Mi sa che è un’utopia tanto quanto vedere qualcuno che interviene per fermare un sopruso per strada o sull’autobus.

P.S. Nei pochi minuti in cui ho scritto questo post, Distribuzione Moderna ha cambiato il titolo dell’articolo con questo: “Taccheggio sempreverde”. Forse non era politically correct? Boh? Comunque ne metto copia qui, per amor di cronaca.




Detto & Detti

6 11 2007

“Non bisogna aver paura di testimoniare la nostra fede cristiana, ovviamente nel rispetto della libertà di ciascuno, perché la fede si propone e non s’impone a nessuno. Ma non dobbiamo aver timori, non possiamo tirarci indietro nella testimonianza: altrimenti come avrebbero potuto fare i primi cristiani, che hanno iniziato a evangelizzare il mondo antico? Si può proporre e testimoniare la fede cristiana anche ai musulmani, così come loro ritengono di poter proporre a noi il loro credo. C’è un dovere dell’accoglienza degli immigrati anche sotto il profilo propriamente religioso, nel pieno rispetto della libertà e della coscienza di ciascuno, ma anche con il coraggio e la fiducia del mandato ricevuto dal Signore.”

Cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma [Via Andrea Tornielli]




Medjugorje: messaggio della Madonna del 2 novembre a Mirjana

3 11 2007

Cari figli! Oggi vi invito: aprite il vostro cuore allo Spirito Santo e permettetegli di trasformarvi.
Figli miei, Dio è bene supremo e per questo come madre vi prego: pregate, pregate, pregate, digiunate e sperate che questo bene è possibile raggiungere, perché da questo bene nasce l’amore. Lo Spirito Santo rinforzerà questo amore in voi e potrete chiamare Dio vostro Padre. Attraverso questo supremo amore amerete sinceramente tutte le persone a attraverso Dio le considererete fratelli e sorelle. Grazie.

Durante la benedizione la Madonna ha detto: La via sulla quale io vi porto a mio Figlio, accanto a me camminano coloro che lo rappresentano.




Hanno clonato Prontospesa

29 10 2007

La navigazione di ieri sera è stata interrotta da qualche GULP! e anche da qualche VAFF!

Ho trovato una specie di azienda che offre prodotti web tra le cui soluzioni e-commerce spicca un sito “prendi e parti” per la spesa online. Peccato che i signori in questione (di cui, per ora, non faccio nomi e cognomi) abbiano clonato il sito “Prontospesa“. La mia povera creatura non solo è stata privata della sua specificità grafica, ma anche della sua brand personality (hanno taroccato anche il logo) e dei suoi prodotti a cui teneva tanto (hanno ciulato anche le foto degli articoli).

Metto un paio di screenshot dei due siti: guardare per credere (sempre per non svelare i signori in questione, l’URL dei copioni è cancellata).

sito prontospesail clone del sito Prontospesa

Ovvio che la raccomandata A.R. di stamattina era dovuta. Ovvio che se non tolgono il clone da in giro andrò per vie legali. Grazie però per una cosa: hanno dimenticato di togliere il nome Prontospesa da una delle pagine online, così ho trovato il clone facendo egosurfing.